AFC Asian Cup UAE 2019, gli avversari del Giappone: l’Uzbekistan – Jworld.it

AFC Asian Cup UAE 2019, gli avversari del Giappone: l’Uzbekistan

Ad un giorno dall’inizio della massima competizione asiatica per nazionali, andiamo ora a scoprire il terzo ed ultimo avversario del Giappone nel gruppo F: l’Uzbekistan. La partita contro gli uzbeki è in programma giovedì 17 gennaio alle 17:30 locali (ore 14:30 italiane) presso lo Sheikh Khalifa International Stadium di Al Ain.

Un po’ di storia

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L’Uzbekistan, ufficialmente Repubblica dell’Uzbekistan (in uzbeko O‘zbekiston Respublikasi, Ўзбекистон Республикаси) è uno stato dell’Asia centrale che in passato è appartenuto all’Unione Sovietica (URSS). Confina a settentrione e a occidente con il Kazakistan, a oriente con il Kirghizistan e il Tagikistan, a mezzogiorno con l’Afghanistan e il Turkmenistan; insieme al Liechtenstein è l’unico paese al mondo doppiamente senza sbocchi sul mare, ovvero che non ha sbocco sul mare e confina con stati anch’essi privi di sbocco sul mare.

Come dice lo stesso nome ufficiale, l’Uzbekistan è una repubblica presidenziale che dichiarò l’indipendenza dall’Unione Sovietica il 1° Settembre e gli fu riconosciuta l’8 dicembre dello stesso anno, ma completata il 25 dello stesso mese, entrando nell’ONU l’anno seguente, precisamente il 2 Marzo. Fino al 2016 il Paese è stato guidato da Islom Karimov, personaggio molto carismatico formatosi nelle strutture burocratiche ex sovietiche e artefice dell’indipendenza nazionale. Egli aveva strutturato un regime fortemente personalistico, trasformando radicalmente le vecchie strutture sovietiche e recuperando gli antichi costumi uzbechi ereditati in particolare dagli antichi Khanato di Chiva ed Emirato di Buchara. Morto Karimov il 2 Settembre del 2016, a divenire presidente dell’Uzbekistan è stato Shavkat Mirziyoyev, mentre Abdulla Aripov è diventato primo ministro. La capitale dell’Uzbekistan è Tashkent che conta ben 2,3 milioni di abitanti.

L’economia dell’Uzbekistan è dominata da due realtà. La prima è la massiccia irrigazione artificiale e la fertilizzazione delle regioni aride e semiaride, necessarie per mantenere la produzione del cotone grezzo, la sua principale coltura (l’Uzbekistan è il secondo produttore mondiale dopo gli Stati Uniti d’America), come risultato dei grossi sforzi intrapresi nel settore dell’economia e dell’ecologia. La seconda (presente anche nelle altre repubbliche centroasiatiche) è il crollo del vecchio sistema commerciale sovietico che ha trasformato il paese, incentivando la produzione di una grande quantità di materie prime piuttosto che di prodotti finiti, nonostante l’esistenza di industrie nei dintorni di Tashkent, Samarcanda, Bukhara e nella valle di Fergana. L’Uzbekistan è all’ottavo posto nel mondo per la produzione di oro. La miniera di Muruntau nel deserto di Kyzylkum è ritenuta la più grande miniera d’oro a cielo aperto del mondo. Altre risorse naturali sono carbone, gas naturale, petrolio, uranio e metalli non ferrosi e rari. Circa il 3% del paese è costituito da foreste e il legname viene importato. La maggior parte dell’elettricità proviene da centrali termiche, per lo più alimentate a carbone, circa il 15% da centrali idroelettriche. Il governo ha investito in nuove infrastrutture, attirando investimenti esteri su larga scala, soprattutto nel settore tessile e automobilistico, e si sta impegnando a rendere il paese indipendente per quanto riguarda elettricità, cibo, petrolio e gas. I principali prodotti di esportazione sono naturalmente il cotone grezzo (più del 40% del valore di tutta la produzione agricola) il filo, i tessuti e l’abbigliamento di cotone, oltre ai metalli non ferrosi. Più dei quattro quinti del commercio uzbeko si svolge ancora con i paesi della Comunità degli Stati Indipendenti (CSI).

La religione dominante in Uzbekistan è l’Islam, professata dal 79% della popolazione. Un 5%, invece, aderisce alla Chiesa russo-ortodossa mentre il rimanente 16% professa altri credi religiosi, tra cui anche il cattolicesimo. La lingua ufficiale è l’uzbeko ma gran parte della popolazione sa parlare correttamente anche il russo visto il proprio passato.  Tra le lingue parlate dalle minoranze è importante il tagiko (una variante orientale del neopersiano), diffuso ancora a Bukhara e a Samarcanda e collegato alla prestigiosa tradizione della letteratura persiana.

La nazionale

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La nazionale di calcio dell’Uzbekistan (Oʻzbekiston milliy futbol terma jamoasi in uzbeko) esordì il 17 giugno 1992 a Dušanbe contro il Tagikistan (2-2) in un match valido per la Coppa dell’Asia Centrale, torneo che vide una sola edizione. Nel primo anno della propria esistenza disputò partite solo contro Tagikistan, Turkmenistan, Kazakistan e Kirghizistan, mentre nel 1993 non disputò alcun incontro. Nel 1994 si affiliò a AFC e FIFA e vinse la Coppa dell’Indipendenza dell’Uzbekistan, contesa con gli stati viciniori summenzionati, e la medaglia d’oro ai Giochi Asiatici tenutisi a Hiroshima, in Giappone. La nazionale non ottenne poi risultati di rilievo fino alla Coppa d’Asia 2004 in Cina, in cui raggiunse i quarti di finale e fu battuta dal Bahrein ai calci di rigore. Ultimamente, l’Uzbekistan ha fatto passi in avanti nelle categorie inferiori e lo scorso anno la rappresentativa under 23 è arrivata fino alla finale contro i pari di categoria del Vietnam e l’ha battuto 2-1 dopo i tempi supplementari.

All’ultimo turno delle qualificazioni per il campionato del mondo 2006 l’Uzbekistan fu eliminato dal Bahrein in base alla differenza reti nello spareggio tra le terze classificate dei due gironi finali. Il risultato fu oggetto di controversie, dal momento che la finale non fu giocata per due, ma per tre volte. La prima partita, quella di andata (terminata 1-0 a favore dell’Uzbekistan), fu annullata dalla FIFA a causa di un vistoso errore dell’arbitro giapponese Yoshida[2]. La ripetizione terminò con il risultato di 1-1. Il match di ritorno si concluse poi sullo 0-0 e sancì l’eliminazione degli uzbeki, che dovettero rinunciare allo spareggio con la quarta classificata del raggruppamento CONCACAF, cui ebbe accesso il Bahrain. Il paradosso della situazione è che quel primo incontro fu annullato per una decisione errata proprio ai danni dell’Uzbekistan, che in realtà reclamò poi il 3-0 a tavolino: l’arbitro decise di annullare la trasformazione di un penalty calciato da Djeparov per l’invasione di area di un calciatore uzbeko, ma inspiegabilmente invece di ordinare la ripetizione del tiro dal dischetto indicò il calcio di punizione per il Bahrein.

Tornando alla Coppa d’Asia, dal 2004 l’Uzbekistan ha sempre fatto bene superando la fase a gruppi, fermandosi tre volte ai quarti di finale ed ottenendo il quarto posto nel 2011 in Qatar. A questa edizione, l’Uzbekistan si è qualificato brillantemente come primo nel suo gruppo nel secondo turno, ottenendo sette vittorie ed una sola sconfitta. L’allenatore dell’Uzbekistan è l’argentino Hector Cuper in carica solamente dal 2 agosto 2018 subentrando a Timur Kapadze. Con Cuper, la federazione uzbeka spera di riuscire ad avere continuità per la propria panchina, dato che da settembre 2017 ha cambiato allenatore per tre volte (Babayan, Kapadze ed appunto Cuper).

Il soprannome della nazionale uzbeka è Oq boʻrilar ovvero i Lupi Bianchi. L’inno nazionale dell’Uzbekistan si intitola Oʻzbekiston Respublikasining Davlat Madhiyasi (Inno nazionale della Repubblica dell’Uzbekistan) ed è stato adottato nel 1992. Il testo è stato scritto da Abdulla Oripov nel 1992, mentre la musica è di Mutal Burhanov ed è stata composta nel 1947.

La rosa

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Odil Akhmedov, capitano e giocatore chiave della nazionale uzbeka

La rosa dell’Uzbekistan è senza dubbio superiore a quelle di Oman e Turkmenistan e molto probabilmente sarà l’antagonista di quella giapponese per il primato, anche se i Samurai Blue sono nettamente favoriti per la testa del gruppo F. Come l’Oman, l’Uzbekistan non segna molti gol, ma in difesa sono ancora più duri dei primi nel subire gol.

Nelle ultime uscite, però, gli uzbeki hanno deluso le attese venendo annichiliti dalla Corea del Sud con un netto 4-0 e pareggiando con uno scialbo 0-0 contro il Libano. Dopo aver sfiorato la qualificazione al Mondiale, ci si aspettava qualcosa di più dall’Uzbekistan, ma nelle 10 partite successive sono arrivate solamente 2 vittorie (entrambe per 2-0 contro Corea del Nord e Qatar), 2 pareggi e ben 6 sconfitte, mostrando lacune difensive che Cuper avrà certamente tentato di risolvere in questa preparazione a questa competizione.

L’uomo più importante della rosa è sicuramente il capitano Odil Akhmedov, giocatore che vanta una grossa esperienza maturata nel campionato russo con le maglie di Anzhi e Krasnodar, prima di andare a giocare in Cina con la maglia dello Shanghai SIPG. Altro giocatore da tenere d’occhio è sicuramente Marat Bikmaev, attaccante classe 1986 in forza alla Lokomotiv Tashkent e che ha ben figurato in AFC Champions League lo scorso anno. A centrocampo, occhio al talento di Ikromjon Alibaev, ventiquattrenne ex Lokomotiv Tashkent passato recentemente al Seoul. In porta, invece, non mancherà certo l’esperienza e la personalità all’Uzbekistan che si affida ancora una volta al classe 1983 Ignatiy Nesterov che con la nazionale ha disputato ben 102 partite. Anche lui, come Bikmaev, gioca nella Lokomotiv Tashkent che insieme all’altra squadra della capitale, il Pakhtakor, fornisce più giocatori alla nazionale (ben 6).

Prima di affrontare il Giappone, l’Uzbekistan se la vedrà alla prima giornata con l’Oman e nella seconda giornata con il Turkmenistan. Quasi sicuramente, entrambe le formazioni saranno già qualificate prima di scendere in campo e si contenderanno solo il primato

Formazione tipo

UZBEKISTAN (4-2-3-1): Nesterov; Shorakhmedov, Tukhtakhujaev, Ismailov, Zoteev; Musaev, Shukrov; Alibaev, Akhmedov, Khamdanov; Bikmaev

 

 

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