Volti del Giappone: Hisato Sato, l’Inzaghi del Sol Levante – Jworld.it

Volti del Giappone: Hisato Sato, l’Inzaghi del Sol Levante

In questa nuova rubrica, andremo a vedere quali sono i giocatori che hanno lasciato un segno indelebile nella storia del calcio giapponese e ciò riguarderà non solo i giocatori che si sono già ritirati, ma anche quelli che sono ancora in attività. Come primo “volto del Giappone”, parliamo di un grande attaccante: Hisato Sato.

ACCENNI BIOGRAFICI E PRIMI PASSI

Hisato Sato (佐藤 寿人 in giapponese) nasce a Kasukabe, nella prefettura di Saitama, il 12 Marzo del 1982. Fin da piccolo, come ogni bella storia che si rispetti, Sato dimostra subito di avere un gran potenziale ed entra a far parte delle giovanili dello JEF United Chiba a 12 anni, rimanendovi fino ai 19 anni. Nei sette anni trascorsi nelle giovanili, Sato si rimbocca le maniche e si afferma sempre di più ottenendo la promozione in prima squadra nel 2000.

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Con il Chiba, Sato debutta il 15 Aprile del 2000 in un match di campionato contro lo Jubilo Iwata, ma non riesce ad incidere più di tanto, né in quella partita, né nella sua prima stagione tra i grandi. Il suo primo, gol, infatti, arriva l’anno dopo contro, per uno strano segno del destino, contro lo Jubilo Iwata il 21 Marzo, come a voler significare l’inizio di un qualcosa di bello. In quella stagione, Sato riesce a segnare soltanto un altro gol, anche e soprattutto per la tenera età, entrando in campo poche volte. Ciò porta Sato alla decisione di lasciare il Chiba e la prima divisione, approdando al Cerezo Osaka nella categoria inferiore.

LA NASCITA DEL MITO

Tuttavia, il passaggio al Cerezo Osaka non ottiene gli effetti sperati dall’attaccante e Sato colleziona soltanto tredici presenze e due sole marcature. L’allenatore del Cerezo Akihiro Nishimura, però, vede del grande potenziale in Sato e decide di farlo entrare nei convocati del Giappone under-21, allenato da lui stesso. Nonostante ciò, le cose per Sato si complicano poiché deve fare anche i conti con la sindrome di Guillan-Barré, una malattia neurologica piuttosto rara che porta alla progressiva paralisi agli arti con andamento disto-prossimale, partendo dalle gambe per poi arrivare alle braccia. Inoltre, può causare anche problemi di respirazione e può mettere sotto stress l’intero sistema nervoso. Fortunatamente, grazie all’ottimo staff medico, Sato riesce a guarire ma decide di lasciare il Cerezo per tornare nuovamente il prima divisione, precisamente al Vegalta Sendai, dove vi arriva in prestito ed è qui che finalmente riesce a sfondare.

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Divenuto a tutti gli effetti l’attaccante titolare, con la maglia del Vega Sato colleziona un totale di 72 presenze, firmando 29 gol, nove nella prima stagione e ben venti nella seconda in 44 presenze, ringraziando a suo modo la dirigenza per averlo acquistato definitivamente dal Cerezo. Nonostante la sua sia una grande stagione, i 20 gol non bastano per riportare la squadra di Sendai nuovamente in prima divisione. Le due stagioni passate a Sendai non passano di certo inosservate e nel 2005 il Sanfrecce Hiroshima decide di acquistarlo, riportandolo nuovamente in prima divisione dove, con la maglia viola, lascerà una firma gigantesca sull’intero calcio giapponese.

DODICI ANNI LEGGENDA

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Parafrasando il film premio Oscar di Steve McQueen, ad Hiroshima, Sato vive dodici anni da leggenda. Durante la sua prima stagione in maglia viola, Sato mette a segno ben due triplette e firma diciotto marcature, diventando l’idolo dei tifosi. Nelle stagioni che seguono, si mantiene sempre sulla doppia cifra e nel 2008, quando il club si trova in seconda divisione, mette a segno ben 28 gol, mentre ne segna 22 nel 2011. Quando gli si chiede a chi si ispira, Sato risponde che Filippo Inzaghi è il suo idolo e da allora, in molti, vedono molte similitudini tra il suo stile di gioco e quello dello storico bomber del Milan che è anche il club preferito di Sato in Italia, Il numero 11 si fregia dunque del titolo di “Inzaghi del Sol Levante”.

Non solo gol, Sato colleziona anche dei record in maglia viola, come quello di gol più veloce nella storia J-League, quando segnò dopo appena otto secondi contro il Cerezo Osaka nel 2006. Nel 2015, invece, eguaglia il record di Masashi Nakayama, segnando il 157esimo gol in J-League e l’anno successivo lo supera definitivamente segnando il 158esimo gol e divenendo il miglior marcatore di tutti i tempi del calcio giapponese. A subire questa rete è proprio la sua prossima squadra: il Nagoya Grampus. Dopo dodici anni, 461 presenze e 210 gol in totale, Sato decide infatti di togliersi la maglia viola ed approdare alle orche.

NAGOYA GRAMPUS – LA LEGGENDA CONTINUA

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A 34 anni, dunque, Sato ha ancora voglia di mettersi in gioco e sentirsi importante. Ecco perché sceglie il Nagoya, nonostante sia in seconda divisione, e si fa subito ben volere dai tifosi, contenti che ci sia una leggenda del genere a portare la fascia di capitano e a guidare il Nagoya verso un tortuoso cammino che lo riporterà in prima divisione.

Nella conferenza stampa di presentazione, Sato afferma che ha scelto il Nagoya per riportarlo dove merita e dicendo: “Darò tutto il mio cuore e tutta la mia anima per riportare il Nagoya dove dovrebbe stare”. Non segna molto (solo 7 reti in tutta la stagione), ma nell’arco di tutto il campionato, la sua presenza da leader si sente nello spogliatoio e fa rimanere i tifosi vicino alla squadra nei momenti difficili. Per non parlare del suo rapporto idilliaco con gli ultras del Nagoya che spesso e volentieri lo fanno cantare dal loro megafono a fine partita. Sato si innamora di questa tifoseria e dei suoi cori e, nonostante la concorrenza sia molta, decide di rinnovare il contratto e di restare con le Furie Rosse anche nella stagione del ritorno in J1. Nella stagione corrente, dopo tre gare, Sato ha giocato solo 90′ in coppa nella sconfitta contro l’Urawa Red Diamonds, dove ha segnato anche il gol dell’1-4.

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SATO IN NAZIONALE

Per quanto riguarda il capitolo nazionale, Sato ha debuttato con la maglia dei Samurai Blue l’11 Febbraio del 2006 in un’amichevole contro gli Stati Uniti, mentre il suo primo gol arriva undici giorni più tardi, nelle qualificazioni per l’AFC Asian Cup contro l’India.

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Inizialmente, Sato fu pre-selezionato anche per andare ai Mondiali di Germania di quell’anno, che sarebbero stati il coronamento dell’ottimo anno che stava disputando al Sanfrecce Hiroshima. Tuttavia l’allenatore, che all’epoca era Zico, lo scartò e Sato dovette consolarsi con le quattro partite disputate nell’AFC Asian Cup come sostituto, ma mai come titolare. In totale, Sato ha segnato quattro gol e collezionato 31 presenze.

VITA PRIVATA

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Sato ha anche un fratello gemello, Yuto Sato. A differenza di Hisato, Yuto non solo si è formato nel Chiba, ma vi è rimasto per tutta la sua carriera e, ad oggi, vanta 350 presenze condite da 33 gol. Numeri abbastanza importanti per un centrocampista difensivo. Tornando ad Hisato, il bomber del Nagoya è sposato ed ha anche due figli.

 

 

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